Le aspettative non vanno disattese

E’ più che comprensibile che alcuni miei lettori siano arrabbiati per il mostruoso ritardo della pubblicazione del terzo romanzo (sono anni!), anche se la maggioranza di essi ha capito la situazione e me lo ha manifestato anche in forma privata. In un certo senso è una cosa positiva anche l’atteggiamento negativo perché vuol dire che il mio lavoro è stato considerato di valore e c’è tanta attesa per la conclusione della storia. Quello che voglio fare in questo post è porvi delle domande per delle riflessioni, soprattutto per chi mi ha insultato e accusato di raccontare frottole.

  1. Quanti autori indipendenti vivono di questo lavoro? Quanti riescono a mantenere una famiglia scrivendo? Se vi trovaste nella situazione di dover accantonare la periodicamente la vostra passione per il lavoro, cosa scegliereste, specie in un periodo come questo?
  2. La rete è piena di autori che si autoproducono, ma quanti riescono ad emergere dalla banalità? Quanti soprattutto si illudono o vengono illusi di essere degli scrittori veri?
  3. Sempre rimanendo nell’ambito di noi autori autoprodotti, qual’è la differenza tra chi pubblica un romanzo ogni sei mesi (e ha il coraggio di dire che la copertina è tutto!) e chi non vuole pubblicare un’opera finché non è sicuro di aver alzato l’asticella della qualità rispetto al lavoro precedente, pur avendo pochissimo tempo libero a disposizione per lavorarci?

Ho avuto il piacere di conoscere autori e autrici che essendo riusciti a pubblicare un romanzo con una casa editrice minore o locale si erano illusi di aver trovato il trampolino del successo, per poi ritrovarsi nello stesso anonimato dal quale erano partiti. Alcuni avevano un buon prodotto (migliorabile) ma la fretta li ha portati a scelte sbagliate, altri presentavano opere mediocri che tali sono restate. George Martin, e per lui è il lavoro principale, non pubblica un nuovo seguito delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco da anni e la serie tv terminerà con un finale inedito. Lo stesso autore ha detto che forse neppure questo 2017 sarà l’anno buono, perché non considera la sua opera soddisfacente per la pubblicazione.

In questa attività ci sono priorità e scelte oculate da fare, ma la cosa che io ritengo fondamentale è quella di non pubblicare qualcosa che non sia degno delle aspettative dei miei lettori, a dispetto delle lunghe attese. Se non perseguissi un tale obiettivo, questa sì sarebbe una beffa e un insulto per i miei lettori.

Eldies.

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Fasi finali!

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So che ci sto mettendo una vita, so che alcuni di voi si sono un po’ spazientiti, e lo capisco, ma finalmente il romanzo è finito e sto iniziando la fase di rilettura ed editing. Se avete apprezzato i miei primi due romanzi, notando il progressivo miglioramento, significa ce ho fatto comunque un buon lavoro. Come ribadito più volte, non sono uno scrittore che per la smania di pubblicare fa uscire in fretta e furia un romanzo. Se potessi vivere di questo riuscirei a pubblicare qualcosa ogni sei mesi, come fanno tanti pseudo scrittori indipendenti che si atteggiano a guru della scrittura, ma io non sono così. Come ho già annunciato in precedenza, dopo questo romanzo il mio sistema di pubblicazione cambierà, proprio per cercare di soddisfare meglio le richieste dei miei lettori.

A presto, amici!

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Il multiculturalismo è un bene o un male?

Salve, amici. Per prima cosa vorrei assicurarvi che non ho abbandonato la mia attività di scrittore, anche se scrivo e aggiorno il sito con minor frequenza, ma sistemati i miei problemi familiari e quelli lavorativi, mi sto dedicando anima e corpo a finire il terzo romanzo il più in fretta possibile (senza però tralasciare la qualità dell’opera). Quindi, ancora una volta, vi chiedo di avere pazienza e fede.

Quest’anno mi sono concesso con la mia famiglia una breve vacanza turistico-culturale a Londra e dintorni. La Gran Bretagna è un paese che amo tantissimo e tornarci mi scalda sempre il cuore, specie nei luoghi che ho già visitato da ragazzo e in cui ho anche studiato la lingua. Purtroppo la mia Londra non esiste quasi più. Nonostante le aree più turistiche o alla moda siano state risparmiate dal degrado e dalla sporcizia, in ogni momento mi sembrava di essere a New Delhy o a Bombay, o in qualche città africana arricchita. Dalla mitica Underground alla più piccola bottega del mercato coperto di Covent Garden è un continuo incontro con facce, pur educate e cortesi, che nulla hanno di britannico. Un susseguirsi di fast food etnici o di catene internazionali che vendono cibo spazzatura scadente, un nauseante odore di fritto e di spezie orientali che ti fanno spesso accelerare il passo per trovare un po’ di aria fresca in qualche grande parco. Persino la lingua ne ha risentito. A Londra non si parla più Inglese, ma uno slang tutto particolare che solo chi vive lì immagino possa capire, per abitudine. A causa del suo passato coloniale il multiculturalismo a Londra c’è sempre stato, badate, ma credo si sia passato ogni limite. Persino l’architettura è stata stravolta, con due pezzi di storia della città come la Torre di Londra e il Tower Bridge letteralmente soffocati dalla vista di altissimi grattacieli di ogni forma fatti di vetro e metallo. Per ritrovare un po’ di vera Inghilterra, le sue atmosfere, i suoi tipici negozi, le sue bellissime librerie sono dovuto uscire dalla città e andare a Reading, a Oxford o a Canterbury.

Il multiculturalismo può essere anche bello e democratico come dice qualcuno, ma non dovrebbe mai soffocare la Storia e la cultura di un popolo, ed è quello purtroppo, che sta accadendo in troppi paesi europei, compreso il nostro.

A presto, amici!

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